Simone Rosada, SR9, si racconta tra emozioni, scaramanzie e famiglia. Direttamente dal Lido di Venezia

Simone Rosada che si racconta tra emozioni, scaramanzie e famiglia.

"I campioni con la Coppa" fa tappa al Lido di Venezia per intervistare Simone Rosada che si racconta tra emozioni, scaramanzie e famiglia.
LA DEDICA al nonno è forte, fortissima. Una dedica che Simone Rosada fa con tutto il suo cuore possibile dove in poche parole racchiude tutta la sua carriera di giocatore di pallacanestro a partire dal minibasket.
La conquista della serie B, la vittoria del campionato di C Gold, non ci stancheremo mai di ripeterlo ha tirato fuori in noi e nei nostri ragazzi qualche cosa di straordinario che fino a ieri celavano gelosamente (a ragione) dentro di loro.
PROMESSA MANTENUTA. “Se io e mio fratello giochiamo a basket dobbiamo ringraziare il nonno. E’ lui che ci ha indirizzato verso questo stupendo sport, dato che ha militato in Serie A nella gloriosa Reyer che giocava alla Misericordia a Venezia. Quando ci ha lasciati gli ho fatto una promessa e sono orgoglioso di essere riuscito a rispettarla, so che ne sarebbe andato fiero, per cui una volta suonata la sirena, la prima dedica è andata a lui” ci svela Simone Rosada che per tutto il nostro cammino abbiamo affettuosamente chiamato SR9.
Difficile non emozionarsi ascoltando e leggendo quanto ci dice Simone. Le emozioni che la pallacanestro e la famiglia, binomio inscindibile qui al BC Jesolo e a volte come ha ricordato suo fratello Marco “Nessuno può capire” tutto quello che ci sta dietro un campionato vinto e le emozioni che si provano, gli occhi lucidi e la voce che ti trema.
“La gioia e le emozioni che ho provato per la promozione in Serie B sono state qualcosa di indescrivibile” continua Simone Rosada. “Faccio davvero difficoltà ad esprimerlo a parole, ero al settimo cielo anche perché non è da tutti vincere un campionato. Se devo essere sincero però, mi sono reso conto di ciò che abbiamo fatto solamente nei giorni successivi. Il tutto è stato ancora più bello perché, a differenza di altre squadre, per noi l’obiettivo stagionale era quello di raggiungere i playoff, ma già solamente dopo qualche settimana di allenamenti ci siamo resi conto del potenziale che avevamo, e vittoria dopo vittoria, abbiamo capito che vincere il campionato sarebbe stato un risultato raggiungibile”.
I COMPLIMENTI DI NICOLA RUFFO. “La risposta ai complimenti che mi ha fatto Nicola è facile. Sono stato fortunato ad avere in questi due anni Nicolino Ruffo come compagno di reparto, perché grazie a lui e ai suoi consigli ho imparato qualche trucco del mestiere. Aver ricevuto i complimenti da lui è un onore per me, perché so la carriera che ha fatto e i campionati che ha vinto. Certamente sfrutterò quest’estate per lavorare su alcuni aspetti del mio gioco”.
RITI E SCARAMANZIE. “Nel basket sono sicuramente scaramantico E come tanti altri giocatori ho la mia routine pre-partita che devo rispettare da quando entro in palazzetto a quando finisce la partita, dopodiché uscito dalla palestra finisce tutto”.
SI LEGGE BCJESOLO SI PRONUNCIA… “So che è già stato detto varie volte, ma non c’è cosa più vera. B.C. Jesolo è sinonimo di famiglia, è un’ambiente sano e solare in cui viene data prima di tutto rilevanza al fattore umano della persona, e poi al giocatore” ci tiene a dire SR9. “Penso che a fare la differenza sia stata la forza e l’unione dello spogliatoio tra noi giocatori e la dirigenza e che quindi siano stati questi gli ingredienti segreti che ci hanno dato qualcosa in più rispetto agli altri per arrivare ad alzare la coppa. Un grazie pertanto alla società e a tutti coloro che ci hanno seguito”.
ROSADA’S FAMILY: MAMMA, PAPA’, MARCO E L’ALTRA META’ DEL CUORE. “Dopo la dedica fatta al nonno, ovviamente la dedica si amplia al resto della mia famiglia che mi segue ovunque da quando sono piccolo, a partire da mio papà e mia mamma, passando per mio fratello che è il mio primo tifoso e che non si dimentica mai di darmi consigli o farmi critiche affinché io migliori. E non ultima per importanza, mia morosa, anche lei sempre presente ad ogni mia partita. Credo che questo traguardo abbia, almeno in parte, ripagato tutti i sacrifici fatti, e spero che sia il primo di tanti altri traguardi futuri”.
Ufficio stampa Thomas Maschietto
(in foto Simone Rosada con la Coppa ed insieme all'inseparabile fratello Marco)

Andrea Sipala l’uomo venuto da fuori e gli invincibili del Secis BCJ

Andrea Sipala l'uomo venuto da fuori e gli invincibili del Secis BCJ

Vi ricordate il film “Invictus”del 2009 diretto da Clint Eastwood sulla nazionale di rugby del Sudafrica? Ecco, sentendo pronunciare quella parola da Andrea “Sipo” Sipala e cioè “INVINCIBILI” a noi ci è venuto in mente quel capolavoro cinematografico sullo sport e sul modo di fare squadra.

“Abbiamo creato attorno a noi un senso di invincibilità” così ci ha definito “Sipo” “maturato giorno dopo giorno grazie alla qualità dello staff tecnico e di tutti coloro che fanno parte della società. Questa è la prova di quando un gruppo così coeso come il nostro, riesce a raggiungere obiettivi così importanti. Quando un gruppo lavora a senso unico, sostenendosi in ogni occasione, la strada può essere solo una…”

TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI. “Difficile esprimere un’emozione quando è il frutto del proprio sudore” commenta ancora Andrea Sipala. “Difficile perché non si riduce ad un solo momento ma bensì ad un percorso fatto con tutta la società, lungo e faticoso. È passato qualche giorno ormai ma è come se fossi ancora lì, su quel campo a lottare (chi in campo e chi fuori) per questa serie B”.

TUTTI ATTORNO A MATTEO E NICOLA MAESTRELLO. “Finita la partita mi sono svuotato di tante emozioni che avevo da qualche anno ed è stato devastante, in senso buono” ci rivela Andrea. “La cosa più bella è stata vedere le lacrime di gioia da parte di tutti con le proprie famiglie sugli spalti. Una dedica speciale va alla famiglia Maestrello. Penso che tutti noi ci sentissimo coinvolti e abbiamo voluto fare questo ultimo regalo, in primis a Matteo e a Nick. Prima ho definito la nostra squadra un gruppo ma come ben sapete, la nostra squadra va ben oltre al concetto di gruppo.

FAMIGLIA. “Siamo riusciti a creare una Famiglia solida (con la “F” maiuscola ci tiene a precisare Sipala), ognuno sapeva cosa doveva e non doveva fare ed è stato importante visto l’anno così difficile sia a livello fisico che mentale.

L’UNICO VENUTO DA FUORI. “Ci tengo a ringraziare la società, in primis Emil Cavallin e Mauro Zorzan per la grande fiducia che mi ha dato e mi da. Nonostante sia l’unico da fuori, mi sento a casa, perché loro due mi hanno fatto sentire come a casa, sempre”.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

Leonardo Biancotto che annata per il 2002 di San Stino!

Leonardo Biancotto, che annata per la guardia del 2002 di San Stino!

L’esordio in serie A1 con la casacca della Reyer Venezia nell’Olimpo milanese del basket il 22 novembre 2020 con tanto di primo canestro ufficiale nella categoria dei sogni proibiti di chi si appresta a giocare a pallacanestro.

La vittoria del campionato di C Gold ed il salto in serie B con il Secis BCJesolo, qualche mese dopo, il 27 giugno 2021 in un tripudio festante di tifosi biancorossi che hanno riempito le gradinate del palasport di Rovigo.

Un’annata davvero speciale per Leonardo Biancotto, guardia del 2002 di San Stino che lo scorso 19 maggio ha compiuto 21 anni.

“Sono molto contento che questa esperienza si sia conclusa nel migliore dei modi” ci dice Leonoardo. “Era il mio primo anno nel mondo dei professionisti e non potevo chiedere di meglio. Ho trovato una famiglia che mi ha accolto e nei momenti di difficoltà come la prima partita mi hanno tutti aiutato con le parole giuste”.

IL MIO CAMPIONATO. “Mi sono sempre messo a disposizione della squadra e ho sempre dato il 100%”. Questo e’ tornato tutto alla fine dell’anno. La conquista della serie B ci ha ripagato perché abbiamo raggiunto un traguardo bellissimo che in un anno così complicato è stato ancora più bello”.

MARCATURE. Biancotto spesso ha marcato avversari molto forti. Cagnoni dell’Oderzo, Begic di Imola e Seravalli di Ferrara.

“E’ vero ho sempre marcato giocatori molto pericolosi, ma non è  stato un problema, anzi. Mi piace marcare i giocatori più forti così riesco a crescere e dai giocatori più forti, difendendo su di loro, si riesce a imparare sempre qualcosa”.

PRIMO ANNO A JESOLO. “Nel mio primo anno a Jesolo” conclude il nostro Biancotto “non potevo chiedere di meglio. Ho trovato un gruppo affiatatissimo e volevo ringraziare in primis tutti i dirigenti e poi gli allenatori e i miei compagni di squadra, ma soprattutto il capitano Matteo Maestrello che nei momenti più complicati per me sapeva come aiutarmi”.

B COME BIANCOTTO. I suoi compagni di squadra hanno commentato sui social network la sua foto con la Coppa in maniera a dir poco originale. Da “ti voglio Bene” a “Biancotto”; da “proprio un Bel BamBino” a “Bravo ragazzo” a “Biancoz”. Ma anche B come Bc Jesolo che sotto il simbolo delle due mani sopra il pallone racchiude e fortifica nel biancorosso l’amicizia dei nostri ragazzi.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

 

Paolo Busetto, il cappellino del papà, i sigari e quel terzo quarto da paura!

Il cappellino del papà, i sigari per la vittoria e le emozioni del campionato vinto di Paolo Busetto.

Cappellino del papà sulla fronte con la visiera rovesciata a mo’ di Jovanotti e Will Smith ne “Il principe di Bel Air”. Sigaro in bocca alla tenente Colombo, Al Pacino o Robert De Niro o chi volete voi e torso nudo con gli addominali scolpiti.

Paolo Busetto è il ritratto della felicità. Questo valeva per la nostra più bella domenica di giugno, ma anche per oggi, per domani, per sempre. Perché questa promozione in B, proprio questa qui, resterà per sempre.

“Le emozioni durante il dopo gara sono state tantissime, sicuramente la gioia immensa per la vittoria, la soddisfazione di vedere ripagati tutti gli sforzi fatti quest'anno, ma anche un po' di tristezza per la fine di un percorso nel quale ci siamo divertiti tantissimo!”ci dice Paolo Busetto.

LACRIME DI GIOIA. “Un bel mix di sentimenti forti quindi, ecco perché molti di noi alla sirena finale sono scoppiati in lacrime, tra gli abbracci e le grida liberatorie del momento. Le foto con sigaro e coppa sono di rito, siamo tutti incredibilmente fieri del risultato che abbiamo raggiunto e siamo felici di condividerlo!”

LA FORZA DELLA SQUADRA. “Dopo una stagione così è impossibile non essere felici” prosegue il nostro play guardia con il numero 11 sulle spalle. “Personalmente so di poter migliorare e cercherò di dare sempre il massimo in campo, la nostra squadra si è sempre basata sul gruppo, mai sui singoli, questo ci ha permesso di vincere partite in cui magari le percentuali non erano così brillanti, la nostra forza era la consapevolezza di avere sempre un compagno pronto a sacrificarsi e questo alla fine ha pagato. Sento questa vittoria mia come lo è di ognuno dei miei compagni, dal primo all'ultimo”.

Riviviamo ancora una volta la nostra finale contro Imola. Decisivo è stato il terzo quarto. “Buso” con un tiro libero segnato è stato protagonista della fuga decisiva dell’11-0 di parziale che ci ha permesso di staccare nuovamente gli avversari, dal 31-31 al 42-31 per noi dopo 52 secondi del terzo quarto.

“Il terzo quarto è stato decisivo per l'andamento della gara” è l’analisi di Busetto della finalissima che a quanto pare è un ricordo ancora bello fresco. “Siamo usciti dagli spogliatoi sapendo che era quello il momento di dare tutto. Così abbiamo alzato i giri in difesa come solo noi sappiamo fare. Ogni volta che abbiamo messo quel tipo di aggressività nella metà campo difensiva i nostri avversari sono andati in difficoltà. Gli abbiamo chiuso le linee di passaggio, rotto i loro giochi e messo il fisico sulle loro penetrazioni facendoli innervosire, da lì anche le cose nella metà campo offensiva sono migliorate, attaccare contro una squadra frustrata perché non riesce a fare il proprio gioco è molto più facile. Da lì è stata solo una questione di concentrazione nel gestire il vantaggio”.

SIGARI, CAPPELLINO, FAMIGLIA E DEDICHE. “Non ho una dedica particolare per la Coppa, ma se dovessi sceglierne una direi sicuramente il nostro capitano Matteo Maestrello” conclude Paolo Busetto. “E’ sempre stato un esempio per tutti noi dentro e fuori dal campo, per la forza che ha dimostrato di avere nel dare il massimo per aiutarci in ogni momento nonostante tutto quello che stava passando. E’stato davvero incredibile”.

“Ho portato io i sigari perché  sono di rito come il taglio della retina. Non ho detto nulla a nessuno prima della partita per scaramanzia ma speravo tanto di poterli accendere a fine gara. Il cappellino è di mio padre, i miei genitori erano a Rovigo a vedere la partita e me l'ha dato a fine gara, non ha un significato di per sé ma il fatto che loro fossero lì è stato importante per me, durante la mia carriera mi hanno sempre seguito ovunque giocassi e anche se durante questa stagione non sono potuti venire fisicamente era sempre attaccati allo streaming”.

Ufficio stampa Thomas Maschietto (foto di Emma Iris Zorzan)

 

 

Nicolò Zamattio e il Secis BCJesolo: un campionato tra emozioni e scaramanzie

Nicolò Zamattio e il Secis BCJesolo: "la parola d'ordine è famiglia"

La foto assieme al fratellino Lorenzo e le quattro mani sulla coppa appena vinta, perché dove c’è Secis BCJesolo c’è famiglia e dove c’è famiglia c’è un pezzo di casa propria.

Nicolò Zamattio nel corso del campionato lo abbiamo eletto come signore del verniciato per la sua fisicità strabordante e d’acciaio. Una C Gold come alcuni dei suoi compagni l’aveva già vinta con San Vendemiano il 2 giugno di tre anni fa. Tra l’altro come avversario aveva quello che sarebbe poi diventato il suo playmaker qui a Jesolo ovvero Simone Rosada.

MISCELA ESPLOSIVA. “Vincere un campionato è una cosa unica” sintetizza al meglio Nicolò Zamattio. “C’è una miscela di emozioni che esplode subito dopo la sirena del 40’ minuto. In un attimo tutta la tensione se ne va lasciando spazio ad emozioni indescrivibili. Vincere è sempre bello… specialmente quando alle spalle si ha un gruppo come il nostro; dove la parola d’ordine è famiglia”.

COVID E CAMPIONATO. “È stato un campionato strano, breve ed intenso. Un campionato dove ogni singola partita aveva un peso enorme. Sfortunatamente, come tutti sanno, siamo stati costretti ad un mese di stop causa covid.. Ma questo non ha fatto altro che migliorare i nostri legami e trovare la giusta chimica di squadra per arrivare fino in fondo”.

IL BASKET MADE IN JESOLO. “A Jesolo, dal primo giorno che sono arrivato, mi sono sentito parte di un progetto importante” ci racconta Nicolò. “Ho trovato da subito il pieno appoggio del presidente Cavallin, di Mauro Zorzan e dei miei compagni “senior”, le due colonne Ruffo e Matteo Maestrello. Inoltre ho conosciuto dei ragazzi fantastici e approfondito amicizie che già avevo avviato.. come Fava (il nostro Mattia Favaretto) con cui ho trascorso un anno alla Reyer”.

RITI, SCARAMANZIE E QUELLO STORICO ZAINETTO. “Diciamo che sono un tipo molto scaramantico che prima di ogni partita deve seguire una precisa routine; dal vestirmi in spogliatoio fino all’andare a tirare in campo prima del riscaldamento. Quindi sì, lo zainetto che mi porto dietro agli allenamenti e alle partite, è sicuramente un mio portafortuna”.

UN SIGARO, GRAZIE. Tutti a fare foto con il sigaro tra le labbra. Per chi non conosce la leggenda della Nba e ha nella testa una marea di televisione degli anni ’80, vedendo le foto di Emma Iris Zorzan dei festeggiamenti il collegamento con l’A-Team, serie televisiva trasmessa in Italia a partire dal 1984. “Adoro i piani ben riusciti” diceva il colonnello Hannibal Smith mentre si accendeva un sigaro. Non esiste un piano che è riuscito meglio del nostro campionato. Nicolò ci viene incontro.

“Il sigaro è un rito che si usa ogni volta che si vince un campionato… dagli Dei della NBA fino ad arrivare ai nostri campionati. Quindi non potevo e non potevamo farci scappare questo momento magico”.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

Nicola Maestrello al quarto campionato vinto e la dedica a papà Renato

Nicola Maestrello apre il cuore e dedica la vittoria del campionato a papà Renato

"I campioni con la Coppa" la parola a Nicola Maestrello, leggetele, vi faranno stare meglio con il cuore.
CI SONO a volte certe frasi, certe riflessioni che ti costringono a rileggerle più di una volta perché alla prima gli occhi sono diventati lucidi, alla seconda la pelle d’oca e poi perché più rileggi più fai tesoro dentro di te di quanto hai appena imparato.
Sentire le emozioni dei nostri giocatori dopo la conquista della serie B, domenica 27 maggio 2021 data storica per noi del Secis BCJesolo, è lavoro ben più difficile che fare la cronaca di una partita. A trasformare in parole quello che i nostri giocatori stanno provando dentro di loro dopo aver alzato la coppa, si rischia di perdere per strada il sentimento.
Ma è giusto farlo perché leggendo quanto detto da Matteo Maestrello, Nicola Ruffo e i vari post dei nostri campioni (da quelli di coach Giovanni Teso a Matteo Gambarotto a Simone Rosada), abbiamo fatto pace con il lato più nascosto di noi e che teniamo celato gelosamente: il nostro cuore.
Oggi è il turno di Nicola Maestrello, il nostro “Mays” junior, al quarto campionato vinto, dopo la Promozione, la C Silver e la prima C Gold.
“In ognuna delle vittorie che abbiamo ottenuto in questi anni, cambiavano i contesti e le situazioni, ma sono state tutte meravigliose” commenta Nicola Maestrello. “Credo però che la più importante per me di queste quattro, sia quella che abbiamo ottenuto quest’anno, in memoria di nostro padre. Papà è sempre stato un pilastro per me e Matteo, e vincere per lui è la dimostrazione di tutto l’amore e l’affetto che lui ci ha sempre dato”.
CHIMICA E FAMIGLIA, BINOMIO VICENTE. “Credo che la chimica di squadra sia stata la nostra chiave vincente” prosegue Nicola “ci siamo sempre aiutati a vicenda, sia tra giocatori che con i coach e lo staff, e non so come spiegarlo bene, è una cosa che sentivo a pelle. Aver ritrovato i tifosi è stato fondamentale, perché anche grazie alla loro passione abbiamo sempre trovato un’unità proprio come una famiglia che ti sostiene sempre”.
IL SABATO PRIMA DELLA PARTITA CON ODERZO. “Quando nostro padre è spirato mi sono trovato con Matteo per capire cosa fare, e sapevamo che per nostro padre il basket era una fonte di gioia incredibile, quindi ci siamo fatti forza a vicenda e abbiamo giocato su questo pensiero, perché sapevamo che gli avrebbe fatto piacere sapere che siamo usciti vincenti”.
Parole che lasciano il segno, tutte, dalla prima all’ultima. Dietro il suo sorriso e il suo silenzio da leader nello spogliatoio Nicola nasconde un cuore genuino, sincero specchio e anima di tutta la nostra squadra.
Grazie Nicola.
Ufficio stampa Thomas Maschietto (in foto Nicola con la sua dolce metà Martina)

Il nostro “Lollo” Ambrosin vince la A2 con il Derthona Basket!

Lorenzo Ambrosin promosso in serie A1 con Derthona Basket! La nostra intervista esclusiva!!

Tre campionati vinti nel giro di pochi giorni, il cuore, la testa e tutto l’affetto possibile per il nostro Lorenzo Ambrosin che sprizza gioia da tutti i pori in questi giorni che hanno accompagnato la fine di giugno e l’inizio di luglio.

Li mettiamo sullo stesso piano: vittoria del campionato di Legadue e promozione in A1 con la casacca del Bertram Tortona. “Lollo” ha giocato in totale 47 partite tra campionato, supercoppa, coppa Italia, fase II e play off realizzando 391 punti, toccando il massimo a 20 punti segnati nella gara del 27 dicembre 2020 contro Tezenis Verona. Vittoria del Secis BCJesolo del campionato di C Gold e promozione in serie B. E vittoria del campionato di B1 e quindi conquista della serie A2 dell’Altino Tenaglia squadra di volley dove milita la sua dolce metà Asya, centrale che in passato ha giocato anche a Jesolo calcando lo stesso parquet di Lorenzo.

Tre giorni di festa, Rovigo 25 giugno per noi, 27 giugno Francavillia al Mare per Asya, 29 giugno Torino per Lorenzo Ambrosin. In una parola Lollo siamo contentissimi per te.

“Se devo essere sincero, da quando sono tra i professionisti, questo è stato il campionato più strano che abbia mai fatto” ci fa sapere Lorenzo. “E’ stato lunghissimo, stranissimo perché senza pubblico con la mina vagante del covid, però si è concluso in maniera decisamente soddisfacente. Abbiamo giocato una cinquantina di partite.  E’ iniziato in maniera incredibile per noi del Bertram Tortona avendo fatto il record di vittorie di fila della A2 dall’inizio del campionato. Ho vinto anche il premio mensile da MVP e questo per me è stato super. Poi, con il passare del campionato abbiamo avuto qualche calo, ma siamo stati bravi a non disunirci…. La serie dei play off è stata una cosa incredibile anche perché abbiamo vinto quasi tutte le partite di uno o due punti, quasi una tortura per noi, specie gara 4 e gara 5 della finale contro Torino vinte letteralmente all’ultimo secondo” ricorda Lorenzo Ambrosin. “E’ stato davvero emozionante, tribolante ed anche pesante se vogliamo. Alla fine però tutto è stato ripagato”.

LA PAGELLA DI LORENZO AMBROSIN. “Se dovessi darmi un voto mi metterei un sei o un sei e mezzo in pagella perché sono partito alla grande, ma nel finale di stagione purtroppo per vari motivi ho avuto un minutaggio ridotto rispetto ad inizio anno. Ma posso ancora migliorare, di questo ne sono convinto e soprattutto voglio migliorare”.

Veniamo a noi del Secis BCJesolo. Il 27 abbiamo giocato la finale contro Imola, tu hai giocato gara 4 della finale contro Torino…

“Dovevamo giocare il giorno prima poi la partita è stata spostata a domenica. Comunque sono riuscito a vedere il primo quarto della sfida di Rovigo contro Imola. Quando si parla di Jesolo io penso sempre che lì ho i miei amici e la mia famiglia e sono un tifoso speciale del BCJesolo. Per me è stato un week end molto intenso di emozioni, non c’è il minimo dubbio su questo!”

Non te lo abbiamo mai chiesto “Lollo” .. che campionato è la LegaDue?

“La LegaDue è un campionato, da un certo punto di vista, strano. Ci sono giocatori giovani che vogliono ambire alla Lega di A1. E’ una Lega di sviluppo, ecco, con molti emergenti ed elementi dal talento cristallino. Per militare in questa categoria c’è solo una cosa da fare: sacrificarsi. E questo vuol dire allenarsi tanto e ogni tanto avere anche un po’ di fortuna, come per esempio trovare la persona giusta che voglia puntare su di te. Per arrivare qui credo siano queste le chiavi principali”.

Ringraziamo Lorenzo Ambrosin per il tempo che ci ha dedicato e la società del Derthona Basket per averci dato la possibilità di intervistare il loro atleta con il sangue jesolano che scorre nelle vene.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

Nicola Ruffo l’eterno playmaker di mille battaglie vinte.

Nicola Ruffo e la conquista della serie B tra lezioni di difesa e ringraziamenti ai compagni di squadra.

Il SECIS BC JESOLO IN SERIE B

Di campionati vinti, di promozioni ottenute e di coppe e medaglie collezionate, Nicola, per noi “Nicolino”, Ruffo ha il palmares pieno zeppo e la bacheca di casa bella piena.

Il 24 agosto Nicolino compirà 41 anni, una leggenda vivente nel litorale per i chilometri corsi per tutti i parquet del Veneto con i numeri 9 e 27 sulla divisa di gioco nel ruolo di playmaker. Il ruolo in cui si deve difendere tanto, pensare più veloce dei tuoi compagni di gioco e degli avversari e segnare nei momenti che servono.

Come a Rovigo domenica scorsa. Ruffo ha segnato cinque punti di fila nel giro di due azioni di gioco. Il canestro del 51-38 per noi in avvio di terzo quarto al termine di un’azione solitaria che lo ha visto arrivare fino a sotto canestro. E la tripla del 54-40 che è valso il + 14 dopo 1’30” dall’inizio del secondo tempo. Cinque punti pesanti che hanno segnato il match nel momento di maggiore verve agonistica di Imola.

“In quel momento ho pensato solo ad approfittarne delle situazioni che erano state create dal nostro gioco” ci spiega Nicola Ruffo. “Se posso fare una cosa, un recupero, un tiro, un contropiede, la faccio, senza tanti calcoli. Non mi ero nemmeno reso conto che avevamo raggiunto il massimo vantaggio della partita oltre la doppia cifra. Quando sono in campo penso solo ad una cosa. A difendere, difendere ed ancora difendere”.

A SCUOLA DIFENSIVA DA COACH GIOVANNI TESO. “La difesa è stata il nostro marchio di fabbrica e di pensiero”  continua Ruffo. “Condivido in pieno quanto dice il nostro coach Giovanni Teso. Abbiamo tenuto Imola a 50 punti, ad un certo punto potevamo fare a meno anche di fare canestro, perché in area da noi non passava nessuno. Giocando in questo modo, le squadre avversarie si abbattono psicologicamente, si demoralizzano e devono inventarsi qualcosa per farci canestro”.

PLAYMAKER. “E’ da quando ho iniziato a giocare a basket che faccio il playmaker. La prima cosa che mi hanno insegnato per giocare in questo ruolo è la difesa a tutto campo per l’intera partita. E’ una cosa che una volta riuscivo a fare, adesso invece” ci scherza sopra Nicolino “al massimo posso farlo per due/tre minuti visto che non ho più l’età di un ragazzino. Un vero playmaker deve avere la capacità di stare tranquillo, non lasciarsi prendere la mano nei momenti di difficoltà e di essere concentrato per far giocare la squadra. Faccio i miei complimenti a Simone Rosada, sono molto contento per il campionato che ha fatto. E’ un ragazzo umile che da sempre il 100% quando è in campo”.

I RINGRAZIAMENTI AI COMPAGNI DI SQUADRA . “Vincere un campionato è sempre diverso, non ci si abitua mai. Questa volta però è stato particolarmente bello, sapendo che sarà uno degli ultimi per me” la butta lì Nicola Ruffo. “Per questo motivo ho voluto ringraziare personalmente tutti i miei compagni di squadra in spogliatoio. Non è facile arrivare fino in fondo e trionfare in finale. C’è gente che ci prova da anni e poi, quando ti ci riesce è una cosa che ti rimane per sempre”.

LA FAMIGLIA JESOLANA. “Il B.C. Jesolo come società è unica nel suo genere” ci tiene a fare sapere il nostro Nicola Ruffo. “Come si sta a Jesolo, difficilmente si sta in altre parti. Non sei considerato un oggetto o una pedina del gioco che può finire sul mercato a fine campionato. Qui mi sento coccolato, l’ambiente ha questa forza di creare una sinergia tra compagni di squadra, staff e tifosi che è ammirevole. Quello che voglio dire è che non c’è solo un rapporto di lavoro ma un rapporto di amicizia che coinvolge intere famiglie”.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

Un caso da studiare. Matteo Maestrello capitano semplice di una famiglia di campioni

Le parole del capitano Matteo Maestrello dopo la vittoria del campionato e la conquista della serie B

IL SECIS BCJESOLO IN SERIE B.
Iniziamo oggi una serie di interviste ai nostri campioni. Approfittando delle foto di ciascun nostro giocatore con la coppa del campionato vinto in mano abbiamo pensato di raccontare le emozioni di Rovigo attraverso la voce dei nostri ragazzi. Partiamo con il capitano Matteo Maestrello.

20 GIUGNO 2021, palasport di Rovigo, ore 21,28. Il Secis BCJesolo vince il campionato di C Gold. Imola è battuta per la seconda volta su tre incontri. Lì da loro è valsa il primo posto in classifica al termine del campionato, a Rovigo la vittoria della C Gold e la conquista della serie B.

21 maggio 2017, pala Opitergium di Oderzo, ore 19,43. Il Secis BCJesolo vince il campionato.

Sono passati quattro anni ed un mese, di quella squadra sono rimasti Nicola Ruffo, Nicola Maestrello ed il nostro capitano Matteo Maestrello.

Matteo Maestrello segnò 22 punti contro Oderzo trascinandosi sulle spalle tutta la squadra giocando in pratica tutti i ruoli. A Rovigo il nostro capitano ha realizzato 16 punti compreso il primo canestro della partita per noi. In ordine: il canestro del 2-5, la tripla del 7-8, il canestro da due del 9-10, il canestro del 18-19 e la tripla del 23-19 per noi dopo 1’57” di gioco del secondo quarto. Il canestro dalla media a fil di sirena del secondo quarto per il 36-31 per noi, il libero del fallo tecnico del 37-31 ad inizio terzo quarto ed il libero nel concitato finale del 62-48.

MAYS-CAMERA. Rivedendo per l’ennesima volta la finale e usando una sorta di “Mays-camera”, Matteo è stato padrone del campo a disposizione dei compagni dall’alto della sua esperienza.

UN VERO PROFESSIONISTA. Questo è stato il commento dei commentatori di fede Imola quando hanno applaudito Matteo Maestrello nel gesto di calmare la nostra panchina in un momento “caldo” di protesta. A Imola vogliano ancora bene a “Mays” senior, noi crediamo ovunque, perché lui è semplicemente così. Unico nel suo genere.

Nell’atteggiamento in particolare modo, consigliando i compagni anche dalla panchina, come è successo con Leonardo Biancotto. Sua la decisione di mettere fine alla partita a 38 secondi dalla fine, mettendo per terra il pallone durante il nostro ultimo attacco.

NOI SIAMO I SOLITI, CON QUESTE FACCE QUI. Sono due canzoni scritte la prima da Vasco Rossi nel 2012,la seconda nel 1991 da Luciano Ligabue. Mettendole insieme vengono fuori i nostri identikit. Come pubblico e come giocatori noi siamo i soliti che c’erano a Oderzo e poi a Rovigo. La famiglia del Secis BCJ è sempre la stessa, abbiamo chiesto a Matteo il segreto.

“Non partiamo mai come i favoriti,ma alla fine ci siamo sempre e quando arriviamo in finale la vinciamo. Potremo chiamarlo “un caso da studiare” ci dice capitano Maestrello "perché fondiamo tutto noi stessi su due concetti: la famiglia e la semplicità. La famiglia tifa per noi dagli spalti, Imola per esempio grande società strutturata per vincere ha anche un gruppo importante di tifosi. Noi siamo così, siamo semplici. Sandy ha usato la vuvuzela che aveva ad Oderzo per tifare, anche questo fa parte del nostro modo di essere. Siamo da studiare” ribadisce il nostro capitano. “Abbiamo mangiato l’anguria dopo la partita, abbiamo fatto festa con le famiglie di tutti noi. Perché appunto, noi siamo i soliti”.

RENATO. “Papà e mamma ci hanno insegnato che bisogna sempre essere forti e coraggiosi, affrontare i problemi, guardarli in faccia per superarli. Sono queste lezioni di vita che io e mio fratello Nicola abbiamo imparato per scendere in campo sabato scorso contro Oderzo”.

Ufficio stampa Thomas Maschietto
Foto di Emma Iris Zorzan 

SIAMO IN SERIE B!!!!!! GRAZIE RAGAZZIIIII!!!!!

SIAMO IN SERIE B! GRAZIE RAGAZZIIIII!!!!!!!

SIAMO IN SERIE B! Abbiamo vinto il campionato di C Gold battendo Imola nella finalissima di Rovigo per 66-51. Non servono cronache dettagliate della partita, magari fosse solo questo, sarebbe tutto molto più semplice. Vogliamo prenderci queste righe per descrivere l’emozione finale della gioia dei nostri ragazzi, dei nostri giocatori, dei nostri uomini che hanno vinto questa battaglia sul campo, dopo aver vinto quella più complicata con il Covid. E raccontare la gioia, le emozioni del dopo gara è dannatamente più difficile che raccontare le gesta dei giocatori in campo.
 
Si smette di giocare a 32 secondi dalla fine, c’è spazio solo per le lacrime che riempiono gli occhi dei nostri giocatori e tifosi che erano presenti al palasport di Rovigo. A 27” dalla fine il primo abbraccio: è tra Davide Bovo e Mattia Favaretto. Mattia non trattiene la gioia. Ce l’abbiamo fatta! Il quintetto che finisce la partita è composto da Andrea Maestrello, Paolo Busetto, Davide Bovo, Mattia Favaretto, Leonardo Biancotto.
 
Il nostro capitano è il primo ad andare a salutare gli avversari, per Matteo è un altro trofeo da incorniciare, leader in campo, nello spogliatoio, esempio per tutti per come ci si debba comportare in tutte le situazioni. Glielo hanno insegnato i suoi genitori.
 
È la volta di Giovanni Teso che abbraccia ad uno ad uno i suoi ragazzi ringraziandoli per lo splendido campionato. Favaretto e Bovo sono i primi a finire tra le braccia del nostro coach.
 
Nicola Ruffo sembra baciare la maglia, un attimo dopo nel cerchio del centro campo alza le braccia al cielo, anche per lui, l’ennesimo trionfo con i nostri colori, l’eterno Nicolino che avrà corso mille chilometri su e giù per il parquet, da un’area all’altra. Matteo Maestrello lo imita e via con l’abbraccione.
 
Bellissimi questi abbracci che a vederli da casa ti fanno rendere conto di cosa siano le emozioni, la pelle d’oca che ti passa lungo la schiena. Simone Rosada che accoglie tra le sue braccia Bovo e poi Leonardo Biancotto è un segnale di quale genere di famiglia si sia creata qui nel nostro piccolo grande mondo del Secis Basket Club Jesolo.
 
Non poteva mancare, a proposito di famiglia l’abbraccio tra Nicola e Matteo Maestrello, caratteri da invidiare e molto da insegnare su come si superano i momenti più difficili.
 
Mauro Zorzan ci tiene a ringraziarli tutti personalmente come ha fatto Giovanni Teso. E’ la gioia infinita che poi si trasforma e si unisce in una vera e propria festa di famiglia che hanno dato vita al nostro ambiente. Di nostro ci mettiamo una cosa.
 
La vittoria del campionato è figlia anche di un ambiente sano costituito da colossi dello spogliatoio che fanno della famiglia un credo, una ragione esistenziale, caratteristica inscindibile dalla prerogativa di essere “gente come noi”. Chi arriva a giocare da noi trova le porte aperte dello spogliatoio, un nostro biglietto da visita non indifferente.
 
QUI SI FA LA STORIA. Giocatori e tifosi, tifosi e giocatori. I nostri tifosi, prima virtuali e poi dal vivo, in presenza nelle due partite di finale, sono nuclei famigliari che coinvolgono genitori, figli, fidanzate e promesse di amore per tutta la vita. Il BCJ ha giocatori storici come Nicola Ruffo, Matteo e Nicola Maestrello. Ha dirigenti storici, Mauro Zorzan e la famiglia Cavallin che coinvolgono un numero infinito di persone. Siamo sempre noi, quelli che c’erano a Oderzo il 21 maggio 2017.
 
La storia si è ripetuta a distanza di quattro anni e un mese dopo. Credete alle nostre parole, noi vinciamo e abbiamo vinto il campionato perché siamo una famiglia. Non allargata, ma una famiglia molto numerosa dove c’è un cuore pulsante con gli stessi colori della squadra, il bianco ed il rosso.
 
IL SALUTO DEL PRESIDENTE. “Sono felicissimo” dice ai nostri microfoni il presidente Emil Cavallin “e quest’anno più dell’altra volta. Perché è stato un campionato difficile, abbiamo superato diverse difficoltà tra le quali anche il covid e all’inizio non sapevamo nemmeno se iscriverci. Abbiamo creato un gruppo dove l’amicizia, l’aiutarsi l’un con l’altro ha fatto sì che riuscissimo a superare squadre che sulla carta erano più forti di noi. Onore a Imola, una squadra che fin da subito si vedeva che era strutturata per una categoria superiore. E invece noi, con la nostra semplicità siamo riusciti anche questa volta a dimostrare che con la volontà si superano qualsiasi ostacolo”.
Ufficio stampa Thomas Maschietto