La nostra intervista a Lorenzo Ambrosin mvp della A2 nel mese di dicembre 2020

Lorenzo Ambrosin, come diventare "la migliore figura di se stessi".

Lorenzo Ambrosin è stato eletto come  mvp dell'A2 del mese di dicembre 2020!Che soddisfazione!
Noi a Jesolo lo chiamiamo sempre “Lollo” perché Lorenzo Ambrosin sarà sempre parte e dentro quel “noi” del nostro credo “la gente come noi non molla mai”.
Lorenzo Ambrosin il 7 ottobre scorso ha spento ventitré candeline ma guardando le sue foto con la maglia del Derthona Basket ed ascoltando la sua voce al telefono, Lollo è oramai un adulto oltre che un giocatore professionista a tutti gli effetti.
Primo in classifica in serie A2 a punteggio pieno con il Derthona Basket. E ieri è arrivato un ulteriore riconoscimento dopo quello di migliore Under 21 in A2 due anni fa. Lorenzo si è aggiudicato L’MvpLanieri del girone verde dell’A2 del mese di dicembre 2020 con quasi 400 voti dai followers della Lega Nazionale Pallacanestro.
Ciao Lorenzo, complimenti per il riconoscimento ricevuto. È un po’ che non ci si sente. Come stai?
“Sto bene grazie, anche se questa pandemia è un momento particolare un po’ per tutti” riconosce Lorenzo. Da un punto di vista sportivo, sono veramente fortunato e contento che il nostro campionato stia continuando, anche se mancano gli spettatori. Il pubblico è una parte fondamentale del nostro sport”.
“I riconoscimenti ricevuti? Onestamente non me li aspettavo, ma devo ringraziare veramente tante persone che mi hanno sostenuto, mi hanno fatto migliorare e che mi hanno permesso di ottenere questi premi”.
Tortona è città storica per eccellenza “granaio della Liguria” in epoca longobarda, teatro dell’assedio nel 1155 dell’imperatore Federico Barbarossa. Ma anche terra famosissima per i dolci e gli agnolotti. E’ la città che ha dato i natali alla dolcezza dei “baci di dama”. Oggi è regina della serie A2, ancora imbattuta con nove vittorie su altrettanti incontri.
“A Tortona mi trovo bene, è una esperienza diversa rispetto alla precedente, però sono molto contento. Anche qui le persone sono molto socievoli e sono felice di ciò. Spero che vada bene”.
Certo Lorenzo, lo speriamo anche noi con tutto il cuore.
Come ci si sente così in alto in classifica?
“Siamo tutti con i piedi ben saldati per terra. La strada è ancora lunga, non siamo ancora arrivati al giro di boa. L’obiettivo deve essere quello di continuare così, pedalare, lavorando a testa bassa e continuare a cercare di migliorarci giorno dopo giorno”.
Lorenzo Ambrosin in campionato ha giocato 160 minuti realizzando 119 punti. Quella valigia con cui era partito da Jesolo carica di sogni, ambizioni e voglia di crescere sta prendendo sempre più la forma di canestri realizzati e risultati sperati ottenuti.
“Il mio obiettivo continua ad essere lo stesso, crescere ogni giorno e cercare di migliorarmi sempre di più. Voglio diventare la migliore figura di me stesso”.
Un professionista a tutto tondo. Ma cosa significa essere un professionista? Anzi, come lo si diventa?
“Essere professionista significa dover sacrificare molte cose” ci spiega ancora “Lollo” “ma sono cose che si fanno per raggiungere e realizzare i propri sogni. “Ci vuole tanto rigore, tanto allenamento, volersi migliorare in continuazione. Credo siano queste le cose a cui ciascun professionista punti ad ottenere, per diventare, come dicevo sopra, la migliore figura di se stessi”.
Per concludere la chiacchierata è scontato chiedertelo, ma la domanda è quasi d’obbligo. Quando hai occasione, torni mai a casa qui a Jesolo?
“Sì, assolutamente! Quando ho l’occasione cerco di tornare a casa, anche perché è casa mia e a casa mia ci sto bene. C’è tutta la mia famiglia, ci sono i miei amici, persone a cui voglio veramente tanto bene. E onestamente mi manca, è normale. Anche se con il passare del tempo ci si fa l’abitudine, casa è sempre casa”.
Grazie Lorenzo, è stato un piacere sentirti. E non lo diciamo per scherzo, siamo sicuri che quanto ti sei prefissato lo raggiungerai e verremo a chiederti l’autografo perché proprio te lo meriti. Hai sempre creduto nei tuoi sogni, fin da quando a 10 dieci anni seguivi le partite della prima squadra del B.C. Jesolo al Pala Cornaro. Da lì avevi già in testa di diventare un professionista..
Un ringraziamento speciale all’ufficio stampa del Bertram Tortona che ha condiviso e permesso l’intervista a Lorenzo Ambrosin.
Ufficio stampa Thomas Maschietto

Lorenzo Ambrosin in una posa simpatica durante la All Star Game giocata a Conegliano insieme a Matteo Maestrello il 30 dicembre 2016

Lorenzo Ambrosin al tiro da tre durante la gara dei tre punti della All Star Game

"Lollo" in visita al Secis B.C. Jesolo e spettatore della partita di campionato giocata contro il Guerriero Padova il 4 marzo 2018

Primo colpo di mercato! Arriva Dorde Malbasa, nostra intervista speciale!

BENVENUTO DORDE MALBASA!!!! E' il nostro primo colpo per la serie B!

Primo colpo da serie B per il Secis BCJesolo che si è assicurata i muscoli e il talento di DORDE MALBASA.
In italiano si scrive Dorde Malbasa ma si dovrebbe leggere George Malbascia perché in croato la corretta scrittura del suo nome sarebbe đorđe (d con trattino in mezzo) Malbaša (con una tacchetta sulla S).
Classe 1995, Dorde può ricoprire tre ruoli ben diversi: ala grande, pivot e ala piccola. Cresciuto nelle giovanili della Pallacanestro Treviso ha giocato per sette anni nella prima squadra del Treviso Basket. La sua prima avventura lontano da casa (i suoi genitori sono di Susegana vicino a Conegliano) è stata in B con il Basket Golfo Piombino (stagione 2017-2018) per poi riavvicinarsi nella sua Treviso vestendo la casacca della Rucker San Vendemiano, dove ha giocato per due anni, con un intermezzo a Mestre nel campionato di B2 2019-2020.
“Jesolo per me è una nuova sfida” sono le prime parole di DORDE MALBASA con il Secis BCJ stampato sulla divisa. “Mi è sempre piaciuto cercare questi tipi di sfide che mi stimolassero. E’ la terza squadra neopromossa in B in cui gioco dopo le esperienze di San Vendemiano e Mestre. E se la scaramanzia è vero che aiuta, posso dire che nelle prime due le cose sono andate bene e spero appunto che il risultato si ripeta anche quest’anno. E’ una sfida sia da un punto di vista personale che di squadra”.
“Credo di aver raggiunto una maturità cestistica tale da poter dare anche qualcosa ai miei compagni. Di potere aiutare tutta la squadra non solo dal punto di vista del gioco ma anche sotto molto punti di vista della crescita, senza che queste mie parole però suonino come presunzione verso gli altri”
NIENTE SOPRESE. “Con il B.C. Jesolo è stato un ottimo impatto, ma non una sorpresa” continua il nostro Dorde. Mi ero un po’ informato in giro su come fosse la società ed il suo contesto. Mi avevano parlato tutti molto bene. Un posto dove si sta bene e un posto dal quale spesso non si vuole andare via. E questa è una cosa molto bella che attira i giocatori al di là dei discorsi tecnici e di gioco. E’ una delle cose che fa più piacere ai giocatori: la tranquillità ed il piacere di andare di giocare in una squadra del genere.
MATTEO MAESTRELLO, MATTEO GAMBAROTTO E PAOLO BUSETTO. “Li conosco piuttosto bene” ci fa sapere ancora Dorde. “Con Matteo ho giocato a Treviso un anno, io ero ancora un giovanotto aggregato alla prima squadra. Gambarotto è stato uno dei miei primi allenatori. E con Paolo ho giocato cinque/sei anni di giovanili ed anche un paio di anni di prima squadra sempre a Treviso. Con Davide Bovo invece ho giocato due anni fa a Mestre. E gli altri li conosco un po’ tutti di nome. E’normale essendo una squadra della mia zona”.
RUOLI SUL PARQUET. “Sono un’ala grande, ma posso giocare anche da centro, ruolo che a dire il vero non mi fa impazzire ma che per qualche minuto posso ricoprire tranquillamente come ruolo. Soprattutto mi piacerebbe invece giocare sempre di più da ala piccola, cosa che negli anni a Treviso ho fatto tantissimo e negli ultimi anni di B ho cercato di riprendere”.
Ti diamo il benvenuto Dorde e vedrai che ci toglieremo tutte le soddisfazioni possibili.
Ufficio stampa Thomas Maschietto

Jesus e Andres Moro i gemelli dell’under 14 del Secis BCJesolo

Jesus ed Andres i gemelli del canestro del Secis BCJesolo della nostra under 14.

Jesus ed Andres i gemelli del canestro del Secis BCJesolo della nostra under 14.
Jesus come Gesù perché quando è nato è stato accolto come un miracolo da papà e mamma. Andres per la forza di essere nato. Forte come il papà, Andrea reso in spagnolo per non confonderli in famiglia. Dei genitori hanno preso non solo la forza ma anche la dinamicità, lo spirito avventuriero, essenza che si è tramandata a loro sul parquet e nella vita di tutti i giorni.
Abbiamo provato a fare una intervista doppia stile Le Iene, senza il video. Li abbiamo messi a confronto l’uno con l’altro per vedere anche come la cavano i ragazzi della loro età a divincolarsi tra domande simpatiche, provocatorie e sincere.
I genitori dicono che loro ci hanno lavorato sodo per essere all’altezza dell’intervista. Noi non ce la sentiamo di fare un lavoro di taglio, cucito, copia ed incolla. Le interviste le lasciamo originali per sottolineare la spontaneità dei nostri piccoli grandi campioni.
Ci siamo dimenticati di chiedere a loro di individuarsi nella foto che la nostra Emma Iris Zorzan ha scattato a San Benedetto. Anche per capire la loro fisionomia e salutarli con il nome giusto se li incrociamo in palestra..
Queste sono le risposte di Andres Moro:
1)Quando è nata la vostra passione per il basket, e perché proprio il basket?
"La nostra passione è nata in prima elementare grazie ad un nostro amico che ci ha fatto scoprire questo sport e da li non abbiamo mai mollato, poi mi ha incominciato ad affascinare di più nel 2016 che ho ricevuto il mio primo gioco Nba e da li ho cominciato a guardare anche le partite".
2)Mano destra o mano sinistra?
"Io pur essendo mancino a basket gioco con la mano destra".
3)Ruolo in campo
"Il nostro allenatore non ci ha ancora assegnato i ruoli, ma mi piacerebbe fare la guardia"
4)Cosa vorreste avere delle qualità del vostro gemello? Cosa gli invidiate e cosa non gli invidiate in campo
"Per ora niente visto che ce la caviamo entrambi nello stesso modo"
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5)Vi sarà capitato di giocare contemporaneamente assieme. Cosa si prova a giocare assieme?
"Per me giocare insieme ad un fratello è un vantaggio perché a casa possiamo studiarci le nostre tecniche per poi replicarle in partita".
6)Che cosa vi piace più della pallacanestro?
"Della pallacanestro mi piace tutto ed è per questo che è il mio sport preferito, ma la cosa che mi piace di più è la sportività, infatti se un giocatore cade indifferentemente se è della squadra o un avversario si aiuta ugualmente, cosa che negli altri sport è un po' più difficile da trovare"
7)Che cosa è per voi il BC Jesolo?
"Per me il BC Jesolo non è solo una squadra, ma è come una famiglia. Siamo tutti amici e non si esclude mai nessuno, per esempio nei momenti di difficoltà tutti corrono ad aiutare".
8)Un giudizio simpatico sul vostro allenatore
"Il nostro allenatore: Matteo Gambarotto è sempre pronto ad aiutarci ma soprattutto è un allenatore che ci tiene davvero molto a vederci migliorare ogni giorno, infatti quando ci urla addosso non è per metterci paura ma è per motivarci a fare meglio"
9)Vi siete divertiti a San Benedetto del Tronto?
"Il torneo di San Benedetto non è stata un esperienza nuovissima visto che avevo già fatto un altro torneo fuori dal veneto, però comunque è sempre un esperienza fantastica da rifare soprattutto per stare in compagnia e legare di più con i compagni, non solo della nostra squadra ma anche delle altre"
10)Chi è più forte di voi?
"Siamo bravi entrambi chi più in qualcosa e chi meno ma comunque ce la caviamo allo stesso modo, per esempio io mi reputo più bravo nel tiro da fuori, mentre lui è più bravo nelle penetrazioni e rimbalzi".
Queste invece quelle di Jesus:
1)Quando è nata la vostra passione per il basket, e perché proprio il basket?
"La passione per il basket è nata in prima media quando un mio amico mi ha chiesto di provare a praticare questo sport con lui"
2)Mano destra o mano sinistra?
"Mano destra".
3)Ruolo in campo
"Ala grande"
4)Cosa vorreste avere delle qualità del vostro gemello? Cosa gli invidiate e cosa non gli invidiate in campo
"Non invidio niente da mio fratello".
5)Vi sarà capitato di giocare contemporaneamente assieme. Cosa si prova a giocare assieme?
"Giocare con mio fratello mi avvantaggia molto perchè spesso ci alleniamo a casa insieme e impariamo delle tecniche per poi provare a replicarle in partita".
6)Che cosa vi piace più della pallacanestro
"Della pallacanestro mi piace tutto la parte difensiva un po' meno ma del resto adoro tutto di questo sport"
7)Che cosa è per voi il BC Jesolo?
"Per me il BC jesolo è come una seconda famiglia".
8)Un giudizio simpatico sul vostro allenatore
"Matteo gambarotto è sicuramente il miglior' allenatore che mi ha allenato è molto bravo nel suo lavoro ed è sempre disponibile"
9)Vi siete divertiti a San Benedetto del Tronto?
"Si mi sono divertito molto in questo torneo e anche se non è stata la mia prima esperienza di questo tipo mi è piaciuto moltissimo"
10)Chi è più forte di voi due?
"Non si può stabilire chi è più forte tra noi due perchè abbiamo uno stile di gioco diverso per esempio lui è più abile nel tiro da 3 punti mentre io gioco meglio dentro l'area in post".
Ufficio stampa Thomas Maschietto
foto di Emma Iris Zorzan
un ringraziamento particolare al papà dei gemelli e di Valentina che ha permesso la riuscita del "pezzo".

Il primo giro d’Italia della nostra under 14. Il quinto posto al torneo di San Benedetto vale come una vittoria!

IL SETTORE GIOVANILE CHE AVANZA. L'esperienza a San Benedetto del Tronto raccontata da coach Matteo Gambarotto.

Sappiamo tutti che cosa significa vedere i nostri figli divertirsi correndo dietro ad un pallone? Certo che sì, perché ai nostri tempi, quando noi eravamo piccoli, lo facevamo sempre, d’estate sulla sabbia, d’inverno con la neve e sotto la pioggia al campetto.

Non ci fermava nessuno, mentre i nostri ragazzi del settore giovanile sono stati bloccati per un anno e mezzo dalla pandemia.
Il quinto posto della nostra squadra under 14 allenata da Matteo Gambarotto nel torneo di San Benedetto del Tronto vale molto di più delle tre vittorie ottenute e delle due sconfitte subite in cinque gare giocate (di cui una di una manciata di punti).

Vale moltissimo per noi ma soprattutto per loro. Perché averli visti correre, sudare, vestire la nostra divisa del Secis BCJesolo e cercare di imitare i più grandi nel fare canestro, ma anche nel modo di portare fascette, calzini e polsini era il nostro sogno più grande. E credeteci, quando li vedi divertirsi così, abbiamo raggiunto quello che volevamo.

E cosa volevamo come società? Li volevamo rivedere in palestra e che si abituassero nuovamente alla normalità di sempre. Lontano perché no, da tutte le distrazioni possibili come il telefonino, la televisione, i videogiochi, che per carità ci vogliono, ma non in maniera preponderante. Rischierebbero in tal modo di far addormentare il loro corpo e far diventare pigra anche la mente.

Come noi, appunto, una volta. Si torna a casa da scuola, ci si sbrigava a mangiare, si faceva (quasi) finta di avere finito tutti i compiti quando in realtà li terminavamo in corriera o quei dieci minuti prima del suono della campanella e si correva dritti in palestra cambiandoci in macchina.

“Siamo felici di fare pallacanestro in questo modo” ci dice coach Matteo Gambarotto. “Questa nostra esperienza di San Benedetto del Tronto deve servire da apripista a tutte le altre squadre del nostro settore giovanile. Questa esperienza fuori Jesolo, dal veneziano e dal Veneto, ci ha insegnato molte cose. Abbiamo avuto modo di confrontarci con avversari che non conoscevamo, imparare nuove cose da loro e dalle sconfitte. E’ stato un torneo di alto livello, c’erano squadre giovanili di grande caratura come Urania Milano, Lions Bisceglie, Brescia e tutte le altre squadre che militano tra serie B e C Gold”.

“Sul campo abbiamo dimostrato di essere all’altezza delle società più blasonate nonostante fossimo alla nostra esperienza in giro per l’Italia. Abbiamo vinto tre partite su cinque, una l’abbiamo persa negli ultimi secondi di gioco. Da un punto di vista squisitamente tattico/tecnico” spiega coach Gambarotto “ho visto applicati al massimo i concetti che avevamo studiato in allenamento. I ragazzi sono stati bravissimi sia fuori che dentro il campo. Eravamo arrivati a San Benedetto del Tronto con meno esperienza di tutti, ne siamo usciti con un bagaglio di apprendimento non indifferente. Il miglioramento l’ho visto subito, è stato palese dopo la prima uscita ufficiale di un paio di mesi fa. L’importante era che apprendessero e si divertissero”.

ESPERIMENTO RIUSCITO. “Volevamo vedere se come società eravamo in grado di affrontare un torneo lontano da casa con tutte le vicissitudini del caso. Ci siamo messi alla prova e l’abbiamo superata alla grande, anche grazie alla presenza di un paio di genitori” conclude Matteo Gambarotto.

GIOCARE A BASKET E’ COME ANDARE A SCUOLA. Per il nostro settore giovanile, per i nostri ragazzi lo sport, in questo caso la nostra amata pallacanestro non deve essere solo un campo dove si viene per passare due ore e sfogarsi. Alla stregua della famiglia e della scuola, praticare la pallacanestro in gruppo è uno strumento in più di apprendimento per i più piccoli e i più grandicelli. Il ruolo dell’istruttore e dell’allenatore va oltre agli schemi disegnati sulla lavagnetta, le marcature e l’insegnare a palleggiare, a tirare e a non commettere passi o doppia. L’allenatore ha anche il ruolo molto più difficile di educatore. Insegnare per esempio come ci si comporta con gli altri, il rispetto degli avversari e degli arbitri, l’educazione, il lasciare in ordine gli spogliatoi dopo la doccia è un lavoro arduo e non scontato. Anche per noi adulti ogni giorno è buono per migliorare il nostro comportamento, figuriamoci per i più giovani che nella loro crescita hanno bisogno di essere accompagnati passo dopo passo.

I risultati del nostro torneo: Lions Bisceglie - SECIS BCJ 43-31; Basket Penne - SECIS BCJ 21-61; Genova - SECIS BCJ 51-48; San Sepolcro - SECIS BCJ 33-53; finale per il 5-6 posto: Sambo Basket - SECIS BCJ 46-49.

Ufficio stampa Thomas Maschietto
Foto di Emma Iris Zorzan
risultati forniti da Matteo Gambarotto

 

Matteo Maestrello dice addio al basket giocato. La maglia numero 10 pronta ad essere ritirata.

Matteo Maestrello si congeda dal basket e dal Secis BCJesolo. Un leader in campo e fuori, per sempre grazie oh capitano, nostro capitano.

Sono passati vent’anni da quando Matteo Maestrello ha vestito per la prima volta la maglia del BCJesolo. Vent’anni lunghissimi che sembravano appena “ieri” quando “Mays” è tornato a casa quindici anni dopo per giocare con noi e suo fratello Nicola nel gennaio del 2015.
La prima volta di Matteo, poco più che diciottenne, era con il compianto Lino Rossetto in panchina con Mauro Zorzan come giocatore. Come lunghi c’erano Maltecca e Stefano Garzara, come play Nicola Perissinotto e il mai dimenticato Giorgio Zecchin, Tonicello come guardia ai quali si aggiunse anche Riccardo “Easy” Serena.
La seconda volta jesolana era in serie D. Con suo fratello Nicola che allora era capitano, Nicolino Ruffo ed una schiera di ragazzi “terribili” del vivaio. Da quel momento, gennaio 2015, Matteo Maestrello ha giocato per sei anni con noi fino alla fatidica serata di Rovigo che ci ha portati in B, domenica 27 giugno.
Matteo abbiamo una sola domanda. PERCHE’?
“PERCHE’ è arrivato il momento di smettere” dice il nostro capitano. “Ho 40 anni, una figlia in arrivo, Giovanni sta diventando ogni giorno più grande, adesso ha otto anni e le responsabilità iniziano ad essere tante come genitore. E poi quando faccio le scale per andare al lavoro ho male dappertutto”.
“A parte la famiglia e la “vecchiaia” (quelli come me sono diversamente giovani”) sono tre i motivi principali che mi hanno spinto a prendere la decisione di ritirarmi dal basket e di smettere di correre dietro alla palla. Il primo è che sono arrivato dove volevo arrivare con il Secis BCJesolo, non posso chiedere di più. Ho vinto la C Silver, due campionati di C Gold e credo di avere dato tutto quello che avevo in corpo alla squadra della mia città. Ho finito la carriera di professionista e sono tornato a Jesolo per giocare assieme a mio fratello. Prima è stato lui il mio capitano, poi sono stato io il suo”.
“La seconda motivazione è la promessa fatta a mio papà Renato. Con lui ho iniziato a giocare a pallacanestro all’età di nove anni. Quando i miei amici hanno scelto il calcio come sport da praticare li stavo seguendo anch’io con loro” ci racconta Matteo. Ma mamma Serenella e papà Renato mi hanno insegnato che quando dai la tua parola la devi sempre mantenere. Ho finito l’anno poi ho fatto la mia scelta di sposare la pallacanestro al posto del calcio. Ho avuto ragione ad ascoltare i miei genitori”. Quel venerdì della semifinale con Oderzo ero andato a salutare mio papà in ospedale all’ora di pranzo. Gli avevo fatto una promessa: vincere il campionato e poi mi sarei ritirato, perché senza di lui che mi seguiva ovunque non avrei potuto più continuae a giocare. Lui era sempre presente in palestra quando giocavo adesso che non c’è più non ha più senso continuare. Con lui ho iniziato, senza di lui finisco”.
CHIEDETEGLI SCUSA. “C’è un altro motivo che mi preme dire. Tre anni fa mi davano per finito. E’ stato un grosso sbaglio. Sono io che decido quando è il momento di ritirarmi, gli altri non si devono permettere di affermare certe cose. “Smetto quando voglio” come il titolo del film del 2017 con Edoardo Leo e Stefano Fresi. Se qualcuno vuole mandarmi un messaggio di scuse, il mio numero ce l’hanno sicuramente”.
CHI LO SAPEVA? “Lo sapeva solo Sandy, mia moglie. Lei ha insistito che continuassi ancora, ma avevo le mie buone ragioni, adesso farò il papà e sono pronto a dare una mano alla società se hanno bisogno dei miei consigli, di fare da intermediario con nuovi giocatori. Simone Manzato ha già coniato il mio nuovo ruolo all’interno della società. Lui mi vede come “BCJesolo Ambassador”.
A PROPOSITO DI SANDY. E’ IN ARRIVO (MARIA) VITTORIA. “Sì, la chiameremo proprio così: Maria o Maria Vittoria. Sicuramente ci sarà Vittoria. Sandy ed io abbiamo deciso di chiamarla così perché abbiamo saputo che era una femminuccia il giorno dopo la finale vittoriosa di Rovigo. E poi perché è una vittoria epocale avere una “femminuccia” in casa Maestrello. Siamo tutti maschi. Mio papà ne sarebbe stato orgoglioso e sono sicuro che l’avrebbe amata con tutto se stesso come ha fatto con Giovanni. Era Renato che portava Giovanni a tutti gli allenamenti, ha vissuto per Giovanni e per il basket. Adesso, come tradizione vuole” ci fa sapere Matteo toccherà al fratello più grande Pier Carlo occuparsi del Giovanni sportivo”.
Mio papà ha fatto in tempo a sapere che aspettavamo un altro bambino e ci ha regalato un paio di scarpette porta fortuna” ricorda con grande affetto Matteo Maestrello.
SECIS BCJESOLO TATUATO NEL CUORE. Nella sua seconda vita da giocatore del BCJ Matteo Maestrello ha condiviso momenti di pathos eccezionali. Dove lacrime di gioia per momenti indimenticabili sono state rimpiazzate da lacrime di tristezza infinita.
“In questi anni è successo di tutto a livello motivo” ricorda il nostro capitano. “Ho chiesto a Sandy di sposarla, Nicola Ruffo aspettava l’arrivo di Maddalena, Andrea Delle Monache e Marco Zatta stavano per diventare papà per la seconda volta. Tomas Munaretto ci aveva annunciato con si sarebbe sposato con la sua Benedetta. Adesso toccherà anche a Nicolino Ruffo. E c’è stata la festa dei 50 anni del B.C. Jesolo, mezzo secolo di vita”. Poi ci sono stati i momenti molto tristi come la morte della mamma di Pier Carlo Cia, la scomparsa di Lino Rossetto e di Mario Bars due colonne portanti del BCJesolo. E quella di Claudio Marigo figura fondamentale per la nostra vittoria del campionato ad Oderzo il 21 maggio 2017”.
“Quando abbiamo vinto la finale con Imola, il giorno dopo ho portato la Coppa in fioreria come vuole la mia tradizione. E sono andato in cimitero a mostrarla a mio nonno e a mio zio Toni”.
LA FEDE. “La fede del mio matrimonio con Sandy è sacra. Prima di ogni partita la davo a Mauro Zorzan che me la tenesse. Se la infilava nel mignolo perché nella sua manona grande era l’unico dito in cui gli passava. Questo gesto, scaramantico, rituale o superstizioso, è sempre valso tantissimo per me. Sandy mi ha dato tutto e passando l’anello ha Mauro era come gli comunicassi tutto l’amore che ho per la sua famiglia. Quando ero piccolo mio papà mi portava sempre a vedere Mauro Zorzan giocare. La sua famiglia per me è un po’ il mio secondo focolare. Posso dire di avere dato tanto allo Jesolo, ma ho ricevuto anche tanto da chi mi è stato molto vicino in questi anni”.
IL SALUTO ALLA SQUADRA. “Quando mi sono congedato dai miei compagni è stato dopo la partita con Oderzo. Ho detto loro che avrei lasciato la pallacanestro ma sapevo che il passaggio di testimone finiva in ottime mani. La serie B è una categoria molto difficile. Più vicina alla A2 che alla C Gold come livello di gioco. Sono sicuro che daranno il massimo e che non si tireranno indietro”.
NUMERO 10 PER SEMPRE. Forse sarà il caso di ritirare la divisa con il numero 10 dalle maglie di gioco. Matteo lo ha sempre indossato, a parte il metà anno fatto in serie D. Tutte le squadre fanno così con quei giocatori che hanno fatto la storia di un club. La società ci penserà e quella maglietta finirà non nell’armadio ma incorniciata e messa nella nostra bacheca.
LA MIA TESTIMONIANZA. Certe cose andrebbero scritte sul proprio profilo facebook perché personali e narrate in prima persona. Ho conosciuto Matteo ventidue anni fa quando calcava il parquet della D’Annunzio. Facevo il corrispondente sportivo, ero alle prime armi e come di consueto andavo a prendermi i nomi dei giocatori al tavolo del referto. Ieri non c’era la tecnologia di un tempo e si sa la C2, oggi come un tempo, non obbliga la compilazione on line degli scout e del play by play. Matteo stava facendo stretching e mi fermai a salutarlo. Fu come parlare con un raggio di sole. Ritrovatolo dopo anni tra i professionisti, il sorriso, la testa sulle spalle, l’umiltà erano rimaste intatte. Ti veniva spontaneo cercarlo subito una volta entrato in palestra. Da domani, parlando sempre in prima persona, mi sentirò un po’ più solo, nonostante tutto il bene che provi per gli altri ragazzi. Matteo ha aiutato anche me nei miei momenti più difficili del mio percorso di crescita e per questo ne vado fiero ed orgoglioso.
GRAZIE MATTEO, MANCHERAI A TUTTI.
Ufficio stampa Thomas Maschietto

La gioia di Mattia Favaretto è unica! You know what I mean

"You Know what I mean". Mattia Favaretto e le sue lacrime agli occhi per la promozione in serie B.

"I CAMPIONI CON LA COPPA".

Le lacrime di gioia scendono a rigare le guancie, un sorriso con le mani appoggiate prima sui fianchi e poi sulla Coppa della C Gold che vale la B.

Una stagione strana, ma allo stesso tempo, diciamolo pure, massacrante per Mattia Favaretto. Prima l’incidente in auto (lo ricordiamo a Trivignano con il collare ad assistere all’amichevole contro il BC Mestre), poi la caviglia, infine il Covid.

Mattia alla fine ha mostrato i muscoli, a noi, agli avversari e alle avversità e con i suoi canestri ci ha condotto alle vittorie di Imola e di Ferrara. A Rovigo, in finale, ha messo dentro la bomba che a 2’30” alla fine del terzo quarto ha di fatto tagliato le gambe ad Imola. Era il canestro del 49-37 per noi.

“Quella domenica è stata una serata davvero speciale, è stato il coronamento di una stagione pazzesca” commenta Mattia Favaretto. “Già minuti prima del fischio finale avevo le lacrime agli occhi perché aver vinto il campionato è stato veramente una liberazione sotto il punto di vista emotivo per me. Ci tenevamo tutti tantissimo e averlo fatto in questo anno così difficile, così pieno di insidie e incertezze è stato ancora più bello”.

“Come dicevo a livello personale è stata davvero una liberazione perché questa è stata una stagione molto dura per me, tra l’incidente in macchina ad inizio anno, l’infortunio alla caviglia, il covid sembrava veramente stregata e invece alla fine è arrivata la gioia più grande”.

DEDICHE. “ Voglio dedicare questa vittoria in primis alla mia famiglia, alla mia ragazza, Ilaria, e a tutti i miei amici che purtroppo non hanno potuto venire a vederci in palazzetto ma che mi hanno seguito via streaming.

Ma la dedichiamo tutti sicuramente anche ai due “Mays”, Matteo e Nicola, che hanno giocato in un momento così duro e che si meritavano, per tutto quello che hanno passato, più di chiunque altro di vincere questo campionato”.

UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO, NOI SIAMO IL BCJESOLO. “Come hanno già detto tutti i miei compagni la famiglia è stata la nostra forza durante tutto il campionato” aggiunge Mattia Favaretto. “Abbiamo avuto momenti belli e momenti più duri, la quarantena in primo piano ovviamente, in cui ci siamo uniti di più di quanto non lo fossimo già, sentendoci ogni giorno e non vedendo l’ora di ritornare in palestra a sudare per arrivare all’obiettivo che tutti volevamo raggiungere. Condividere poi la vittoria di un campionato con loro significa che davvero non potremo mai dimenticarci di questo gruppo fantastico e di quello che siamo riusciti a fare tutti insieme”.

YOU KNOW WHAT I MEAN. “Vincere è una delle cose, se non la cosa più bella dello sport, è il motivo per cui personalmente gioco a basket e per cui scendo in campo ogni partita. Vincere è vedere ripagato tutto l’impegno, tutto il lavoro e tutti i sacrifici fatti durante l’anno, che probabilmente nessuno vede ma che solo noi conosciamo” conclude Mattia.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

La finale di Andrea Mei. Dalle urla di incitamento per i compagni a quelle di gioia. E del taglio della retina….

Andrea Mei, il nostro play ci racconta l'emozione della finale e del taglio della retina.

"I CAMPIONI CON LA COPPA".

Le urla a squarciagola per sostenere i suoi compagni dalla panchina. I balletti in mezzo al campo dove Andrea Mei è stato assoluto protagonista nel venerdì di play off che ci ha visto battere Oderzo e conquistare la finale. L’affetto dei suoi compagni che lo hanno sempre ritenuto indispensabile.

Il ninja jesolano è tornato da Rovigo dopo essere salito sulle spalle di Nicolò Zamattio per tagliare la retina, rito irrinunciabile di chi vince un campionato. Al posto della lama e degli shuriken, armi tipiche dei ninja, Andrea Mei ha usato un normalissimo paio di forbici, perché a volte la realtà è molto più spiccia e concreta di una immaginazione galoppante.

“Il taglio della retina è stato un qualcosa di fantastico” ci racconta Andrea Mei “all’insegna di una vittoria del campionato. In mezzo a tutta la foga e la gioia di tutti gli jesolani, Simone Manzato mi ha consegnato le fatidiche forbici e sono salito sulle spalle di Zamattio per tagliare la retina”.

GLI ULTIMI 40 MINUTI. “L’atmosfera in panchina era molto tesa ma mi sono fatto trovare pronto ad incitare e aiutare i compagni in campo, incoraggiandoli di continuo”. Durante tutta la partita ho cercato di dare il mio contributo  gridando a squarciagola per tifare i miei compagni” continua Andrea Mei. “A circa 40” dalla fine della partita, in panchina avevamo capito di avere conquistato la deliziosa promozione. Siamo scoppiati a piangere di gioia e ci siamo abbracciati tutti”.

IL MIO CAMPIONATO. “Nel complesso è stato un campionato strano ma nonostante ciò ho avuto un po’ di spazio e ne sono grato a Giovanni Teso e Matteo Gambarotto che hanno avuto fiducia in me” conclude Andrea. “Quest’anno posso usarlo come punto di riferimento per incominciare a migliorare e provare a puntare sempre più in alto”.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

 

Simone Rosada, SR9, si racconta tra emozioni, scaramanzie e famiglia. Direttamente dal Lido di Venezia

Simone Rosada che si racconta tra emozioni, scaramanzie e famiglia.

"I campioni con la Coppa" fa tappa al Lido di Venezia per intervistare Simone Rosada che si racconta tra emozioni, scaramanzie e famiglia.
LA DEDICA al nonno è forte, fortissima. Una dedica che Simone Rosada fa con tutto il suo cuore possibile dove in poche parole racchiude tutta la sua carriera di giocatore di pallacanestro a partire dal minibasket.
La conquista della serie B, la vittoria del campionato di C Gold, non ci stancheremo mai di ripeterlo ha tirato fuori in noi e nei nostri ragazzi qualche cosa di straordinario che fino a ieri celavano gelosamente (a ragione) dentro di loro.
PROMESSA MANTENUTA. “Se io e mio fratello giochiamo a basket dobbiamo ringraziare il nonno. E’ lui che ci ha indirizzato verso questo stupendo sport, dato che ha militato in Serie A nella gloriosa Reyer che giocava alla Misericordia a Venezia. Quando ci ha lasciati gli ho fatto una promessa e sono orgoglioso di essere riuscito a rispettarla, so che ne sarebbe andato fiero, per cui una volta suonata la sirena, la prima dedica è andata a lui” ci svela Simone Rosada che per tutto il nostro cammino abbiamo affettuosamente chiamato SR9.
Difficile non emozionarsi ascoltando e leggendo quanto ci dice Simone. Le emozioni che la pallacanestro e la famiglia, binomio inscindibile qui al BC Jesolo e a volte come ha ricordato suo fratello Marco “Nessuno può capire” tutto quello che ci sta dietro un campionato vinto e le emozioni che si provano, gli occhi lucidi e la voce che ti trema.
“La gioia e le emozioni che ho provato per la promozione in Serie B sono state qualcosa di indescrivibile” continua Simone Rosada. “Faccio davvero difficoltà ad esprimerlo a parole, ero al settimo cielo anche perché non è da tutti vincere un campionato. Se devo essere sincero però, mi sono reso conto di ciò che abbiamo fatto solamente nei giorni successivi. Il tutto è stato ancora più bello perché, a differenza di altre squadre, per noi l’obiettivo stagionale era quello di raggiungere i playoff, ma già solamente dopo qualche settimana di allenamenti ci siamo resi conto del potenziale che avevamo, e vittoria dopo vittoria, abbiamo capito che vincere il campionato sarebbe stato un risultato raggiungibile”.
I COMPLIMENTI DI NICOLA RUFFO. “La risposta ai complimenti che mi ha fatto Nicola è facile. Sono stato fortunato ad avere in questi due anni Nicolino Ruffo come compagno di reparto, perché grazie a lui e ai suoi consigli ho imparato qualche trucco del mestiere. Aver ricevuto i complimenti da lui è un onore per me, perché so la carriera che ha fatto e i campionati che ha vinto. Certamente sfrutterò quest’estate per lavorare su alcuni aspetti del mio gioco”.
RITI E SCARAMANZIE. “Nel basket sono sicuramente scaramantico E come tanti altri giocatori ho la mia routine pre-partita che devo rispettare da quando entro in palazzetto a quando finisce la partita, dopodiché uscito dalla palestra finisce tutto”.
SI LEGGE BCJESOLO SI PRONUNCIA… “So che è già stato detto varie volte, ma non c’è cosa più vera. B.C. Jesolo è sinonimo di famiglia, è un’ambiente sano e solare in cui viene data prima di tutto rilevanza al fattore umano della persona, e poi al giocatore” ci tiene a dire SR9. “Penso che a fare la differenza sia stata la forza e l’unione dello spogliatoio tra noi giocatori e la dirigenza e che quindi siano stati questi gli ingredienti segreti che ci hanno dato qualcosa in più rispetto agli altri per arrivare ad alzare la coppa. Un grazie pertanto alla società e a tutti coloro che ci hanno seguito”.
ROSADA’S FAMILY: MAMMA, PAPA’, MARCO E L’ALTRA META’ DEL CUORE. “Dopo la dedica fatta al nonno, ovviamente la dedica si amplia al resto della mia famiglia che mi segue ovunque da quando sono piccolo, a partire da mio papà e mia mamma, passando per mio fratello che è il mio primo tifoso e che non si dimentica mai di darmi consigli o farmi critiche affinché io migliori. E non ultima per importanza, mia morosa, anche lei sempre presente ad ogni mia partita. Credo che questo traguardo abbia, almeno in parte, ripagato tutti i sacrifici fatti, e spero che sia il primo di tanti altri traguardi futuri”.
Ufficio stampa Thomas Maschietto
(in foto Simone Rosada con la Coppa ed insieme all'inseparabile fratello Marco)

A tu per tu con il nostro presidente Emil Cavallin. Il valore Secis e il valore della famiglia

Il presidente Emil Cavallin si racconta. Il valore Secis ed il significato della famiglia come identità di gruppo e di squadra.

INTERVISTA ESCLUSIVA!! Il presidente Emil Cavallin si racconta a noi tra famiglia, Secis e sassolini nelle scarpe da togliere. Aprendoci il cuore, finalmente. Ne è venuta fuori una persona certosina, leale e corretta. Aprirsi così è da signori di un tempo quando bastava una stretta di mano per accordarsi.

DA QUANDO il BCJesolo è diventato Secis il marchio di fabbrica è sempre stato quello: VINCENTE. Un campionato di C Silver vinto, una serie C Gold vinta ed un’altra serie C Gold vinta, nell’anno più terribile, nell’anno della pandemia, dove ci volevano coraggio, soldi ed anche un pizzico di fortuna per non finire vittime del Covid.

SECIS. “La parola Secis per me vita, e’ l’azienda di famiglia, creata da mio padre, che io sto cercando di portare avanti” dice con orgoglio il nostro presidente Emil Cavallin. “All’interno ho inserito sia mia moglie Jessica che mio figlio Giacomo in attesa del più piccolo, Gionata. Dove faccio mettere il nome Secis, lo faccio perché ci credo, perché voglio che le cose siano fatte bene, dare sempre il tutto per tutto e a volte superarsi per raccogliere sempre il massimo”.

EMIL CAVALLIN E MAURO ZORZAN. “Ho vissuto tutto il campionato e non solo i play off con serenità ma molta tensione” ci svela il nostro presidente. C’erano molti problemi, molte decisioni da prendere in un bivio o giri a destra o a sinistra ma qualsiasi direzione prendevi sapevo che avrei trovato un muro”. Quest’anno ringrazio solo me stesso e la mia metà’cestistica Mauro Zorzan, mi sento di dire questo. So che portare avanti un progetto con me non e’ facile. Per me una cosa se non è bianca è nera”.

“Mauro è la mediazione di questi due colori e riesce a trovare il giusto mezzo. Per me e’ il fratello che non ho. Prima di prendere ogni decisione ci guardiamo negli occhi. Il primo che parla e decide, all’altro automaticamente va bene. Certo non passa anno che non ci siano dei fraintendimenti, ogni tanto ci becchiamo ma fa parte della routine. Perché alla fine c’è il nostro solito bar che ci aspetta e la nostra solita colazione e si va avanti!”

SERIE B. “La serie B per me e’ l’emblema della massima categoria, non vorrei nulla di più perché sono sicuro che anche chi e’a fianco di me non vuole nulla di più. Mi viene da pensare alle persone che hanno abbandonato il nostro progetto perché volevano la B. Dicevano che qui non era possibile raggiungere certi traguardi. Ora e’ il momento di sorridergli in faccia e dirgli “mi dispiace questa volta tocca a noi”.

“Cosa succederà’ in serie B non lo so. La faremo, ma abbiamo bisogno di molto aiuto sia economico che di persone. Una cosa però è certa: ce la siamo meritata sul campo e il campo deciderà’ il nostro futuro. L’unica cosa che potrà’ farci retrocedere saranno i nostri limiti economici. Sicuramente non la struttura societaria, su quella potremmo fare una anche una serie A”.

SETTORE GIOVANILE. “Allo stesso tempo l’annata e’ andata molto male nonostante la promozione in B. Il covid ci ha fatto soffrire molto con il settore giovanile, troppe restrizioni e troppe paure, comprensibilissime, anche nelle famiglie”.

“Il prossimo anno il primo obiettivo, ancora prima della serie B, sarà recuperare più giovani possibile, farli uscire da casa, allontanarli dal computer e dai videogiochi”. Così la pensavamo quando mio padre ed io abbiamo preso in mano la società mio papà ed io: il settore giovanile viene prima di tutto, i nostri ragazzi sono importanti, il loro futuro ancora di più”. So che ce la faremo. Una categoria come la B invoglia ancora di più. Il basket e’ uno sport bellissimo. Se inizi a palleggiare e a tirare a canestro non lo molli più”.

FAMIGLIA. L’ultimo e vero ringraziamento lo devo sempre alla mia famiglia. A mio papà’ Ugo, a mia mamma Lucia. Alla mia adorata moglie Jessica e a miei figli Giacomo e Gionata. Loro mi danno la forza per fare quello che faccio e sopratutto aiutare i bambini a crescere in mezzo allo sport sano”conclude il presidente Emil Cavallin.

Quanto detto dal nostro presidente Cavallin a proposito della famiglia fa pensare ad una frase detta da Mauro Zorzan l’indomani della vittoria in finale contro Imola.“Quando in palestra durante la partita mi vedo da una parte Alvise, dall’altra Emma che fa le foto e in tribuna Alga, mi sento la persona più felice del mondo, mi sento una persona completa”. Stessa scuola di pensiero quindi che ha fatto breccia nello spogliatoio ma anche tra i nostri tifosi.

FOTO. Potevamo pubblicare una foto di Emil Cavallin e Maurzo Zorzan con la coppa in mano; abbiamo preferito questa foto perchè meglio esprime ed esprime più di tutte la nostra identità che è la nostra famiglia.

Ufficio stampa Thomas Maschietto (foto di Emma Iris Zorzan)

Andrea Sipala l’uomo venuto da fuori e gli invincibili del Secis BCJ

Andrea Sipala l'uomo venuto da fuori e gli invincibili del Secis BCJ

Vi ricordate il film “Invictus”del 2009 diretto da Clint Eastwood sulla nazionale di rugby del Sudafrica? Ecco, sentendo pronunciare quella parola da Andrea “Sipo” Sipala e cioè “INVINCIBILI” a noi ci è venuto in mente quel capolavoro cinematografico sullo sport e sul modo di fare squadra.

“Abbiamo creato attorno a noi un senso di invincibilità” così ci ha definito “Sipo” “maturato giorno dopo giorno grazie alla qualità dello staff tecnico e di tutti coloro che fanno parte della società. Questa è la prova di quando un gruppo così coeso come il nostro, riesce a raggiungere obiettivi così importanti. Quando un gruppo lavora a senso unico, sostenendosi in ogni occasione, la strada può essere solo una…”

TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI. “Difficile esprimere un’emozione quando è il frutto del proprio sudore” commenta ancora Andrea Sipala. “Difficile perché non si riduce ad un solo momento ma bensì ad un percorso fatto con tutta la società, lungo e faticoso. È passato qualche giorno ormai ma è come se fossi ancora lì, su quel campo a lottare (chi in campo e chi fuori) per questa serie B”.

TUTTI ATTORNO A MATTEO E NICOLA MAESTRELLO. “Finita la partita mi sono svuotato di tante emozioni che avevo da qualche anno ed è stato devastante, in senso buono” ci rivela Andrea. “La cosa più bella è stata vedere le lacrime di gioia da parte di tutti con le proprie famiglie sugli spalti. Una dedica speciale va alla famiglia Maestrello. Penso che tutti noi ci sentissimo coinvolti e abbiamo voluto fare questo ultimo regalo, in primis a Matteo e a Nick. Prima ho definito la nostra squadra un gruppo ma come ben sapete, la nostra squadra va ben oltre al concetto di gruppo.

FAMIGLIA. “Siamo riusciti a creare una Famiglia solida (con la “F” maiuscola ci tiene a precisare Sipala), ognuno sapeva cosa doveva e non doveva fare ed è stato importante visto l’anno così difficile sia a livello fisico che mentale.

L’UNICO VENUTO DA FUORI. “Ci tengo a ringraziare la società, in primis Emil Cavallin e Mauro Zorzan per la grande fiducia che mi ha dato e mi da. Nonostante sia l’unico da fuori, mi sento a casa, perché loro due mi hanno fatto sentire come a casa, sempre”.

Ufficio stampa Thomas Maschietto

Leonardo Biancotto che annata per il 2002 di San Stino!

Leonardo Biancotto, che annata per la guardia del 2002 di San Stino!

L’esordio in serie A1 con la casacca della Reyer Venezia nell’Olimpo milanese del basket il 22 novembre 2020 con tanto di primo canestro ufficiale nella categoria dei sogni proibiti di chi si appresta a giocare a pallacanestro.

La vittoria del campionato di C Gold ed il salto in serie B con il Secis BCJesolo, qualche mese dopo, il 27 giugno 2021 in un tripudio festante di tifosi biancorossi che hanno riempito le gradinate del palasport di Rovigo.

Un’annata davvero speciale per Leonardo Biancotto, guardia del 2002 di San Stino che lo scorso 19 maggio ha compiuto 21 anni.

“Sono molto contento che questa esperienza si sia conclusa nel migliore dei modi” ci dice Leonoardo. “Era il mio primo anno nel mondo dei professionisti e non potevo chiedere di meglio. Ho trovato una famiglia che mi ha accolto e nei momenti di difficoltà come la prima partita mi hanno tutti aiutato con le parole giuste”.

IL MIO CAMPIONATO. “Mi sono sempre messo a disposizione della squadra e ho sempre dato il 100%”. Questo e’ tornato tutto alla fine dell’anno. La conquista della serie B ci ha ripagato perché abbiamo raggiunto un traguardo bellissimo che in un anno così complicato è stato ancora più bello”.

MARCATURE. Biancotto spesso ha marcato avversari molto forti. Cagnoni dell’Oderzo, Begic di Imola e Seravalli di Ferrara.

“E’ vero ho sempre marcato giocatori molto pericolosi, ma non è  stato un problema, anzi. Mi piace marcare i giocatori più forti così riesco a crescere e dai giocatori più forti, difendendo su di loro, si riesce a imparare sempre qualcosa”.

PRIMO ANNO A JESOLO. “Nel mio primo anno a Jesolo” conclude il nostro Biancotto “non potevo chiedere di meglio. Ho trovato un gruppo affiatatissimo e volevo ringraziare in primis tutti i dirigenti e poi gli allenatori e i miei compagni di squadra, ma soprattutto il capitano Matteo Maestrello che nei momenti più complicati per me sapeva come aiutarmi”.

B COME BIANCOTTO. I suoi compagni di squadra hanno commentato sui social network la sua foto con la Coppa in maniera a dir poco originale. Da “ti voglio Bene” a “Biancotto”; da “proprio un Bel BamBino” a “Bravo ragazzo” a “Biancoz”. Ma anche B come Bc Jesolo che sotto il simbolo delle due mani sopra il pallone racchiude e fortifica nel biancorosso l’amicizia dei nostri ragazzi.

Ufficio stampa Thomas Maschietto